A morte il libero arbitrio!

Giovani di tutto il mondo unitevi! Manifestate, credete, amate, sperate, cercate quello che io vi dico di manifestare, credere, amare, sperare e cercare.

Sembra che tutto funzioni così. Ma è davvero così che funziona?
La verità è che, secondo me, il medium non è il messaggio, il messaggio vero è lo spettatore.
Nel senso che il messaggio lo decide chi guarda, la genialità, o l'imprenditorialità, sta nel sapere cosa guarda lo spettatore.
Vuole tette diamogli tette, vuole mangiare hamburger marci diamogli hamburger marci, vuole guardare un gatto che dorme a pancia in su... beh si è capito.
Il discorso sembra valere per tutto, tutti parlano di youtube, pochi seguono vimeo. Come mai?
dove sta la differenza?
Beh su Vimeo ci sono un sacco di video bellissimi fatti da gente che sa cosa vuol dire produrre e realizzare un video: registi, produttori e scrittori, gente di mestiere. Video che vale veramente la pena di vedere.
Beh anche su youtube ci sono un sacco di video... di gatti... di cani... di viral marketing... di pubblicità... di gente... di gente brava anche... ci sono un sacco di video.
Mi si può dire che: "si ma io quando vado su youtube voglio svagarmi, non voglio pensare, voglio vedere qualcosa che mi rilassa", "ok sono d'accordo con te, ma cosa c'è di impegnativo a vedere un bel film invece che una cagata tremenda, si può ridere anche di fronte a qualcosa di importante."
E' tutto qui, anche io guardo youtube e cerco le peggio stronzate (unica difesa guardo raramente video di gatti), ma non ci trovo la stessa soddisfazione.
Tutto questo solo per dire che il successo di una cosa è dato dal fatto che rispecchia il gusto di chi la guarderà. Bella forza non ci voleva mica un genio per capirlo.
Quindi il libero arbitrio non è morto, quindi io decido quello che voglio vedere, quindi sono io che dico quanto è buono un panino di McDonald's o un Coca Cola.
C'è qualche cosa che non torna però; come mai tutti apprezziamo le stesse cose? com'è che il mondo sembra sempre più uguale?
Ho sentito parlare di intelligenza collettiva una volta, è una teoria interessante in effetti: capita nel corso della storia che gruppi di persone, si ritrovino, per caso, a condividere gli stessi luoghi alimentando vicendevolmente i pregi gli uni degli altri fino a creare qualcosa di unico e in grado di cambiare la storia stessa. Per esempio a "Firenze a fine 1400 Da Vinci da una parte, Michelangelo dall'altra, Niccolò Macchiavelli pagava e Raffaello imparava". Con questi esempi possiamo andare avanti e indietro nel tempo e nelle storie, dalle arti alla politica.
Allora? allora forse è un problema dei tempi, in fin dei conti il '900 ce lo ha dimostrato che il sonno della ragione crea mostri che a volte, collettivamente, facciamo finta di non vedere.
Ora siamo nel duemila, una chimera fino a vent'anni fa adesso probabilmente una normale realtà, e l'intelligenza non sembra aver fatto passi da gigante.
Quindi, tanto per tornare indietro con il discorso, diciamo che mi sono perso completamente... Tutto quello che vediamo signori miei non è altro che quello che abbiamo sempre voluto vedere.
Resta solo da capire chi ha deciso.

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